Via Scontrini E Ricevute Fiscali In Pensione Tra Un Anno E Mezzo

Via Scontrini E Ricevute Fiscali In Pensione Tra Un Anno E Mezzo

Via scontrini e ricevute fiscali

in pensione tra un anno e mezzo

Del Turco: non ne avremo bisogno. Fmi: non aboliteli

Impegno del ministro con i commercianti. Anche i medici non saranno più tenuti all’obbligo

di LUISA GRION

ROMA – Primo gennaio 2002: via gli scontrini, via le ricevute. Dal panettiere come dal medico quel foglio di carta fiscalmente avrà valore zero. Lo ha promesso Ottaviano Del Turco, ministro delle Finanze, ai commercianti della Confesercenti che da sei anni ne chiedono l’abolizione. Con l’arrivo degli studi di settore, infatti, il “bigliettino” sta perdendo la sua funzione di “testimonial” del reddito dei commercianti, visto che le entrate della categoria saranno dedotte analizzando un mix di voci (e chi non accetterà tale metodo sarà sottoposto a verifica).

“L’obiettivo – ha detto il ministro Del Turco – è quello di raggiungere la massima semplificazione possibile nel rispetto delle esigenze di controllo imposte dalle normative comunitarie. Lo scontrino sarà comunque utilizzato nella gestione aziendale e per garantire la trasparenza ai consumatori”. Certo, fanno sapere alle Finanze, tutto è legato al fatto che il gennaio 2002 è anche la data “che sancisce la fine del percorso per la messa a punto degli studi di settore” che, appunto, dovranno essere estesi anche ai professionisti. Intanto nell’anno e mezzo che ci separa dall’addio ufficiale a ricevute e altro ci sarà una trattativa con le associazioni di categoria per “approfondire le problematiche su scontrini e registratori di cassa”.

Già perchè il pensionamento del foglietto non si farà senza polemiche: quelle del Fondo monetario ad esempio, ma anche quelle dei consumatori. “Lo scontrino non va abolito perchè è un testimonial di correttezza che non può essere sostituito da altri strumenti – ha detto Vito Tanzi, responsabile del dipartimento affari fiscali dell’Fmi – gli studi di settore sono determinanti per verificare se il contribuente sta dichiarando un ricavo congruo, ma se quanto dichiarato è talmente basso da far scattare una verifica gli scontrini sono utilissimi”. Immediata la risposta di Marco Venturi, presidente della Confesercenti: “Quando sottolinea l’utile ruolo di anti-evasione – ha detto – Tanzi dimostra di ignorare il fatto che il maggior gettito è stato garantito allo Stato dagli studi di settore, ai quali ha aderito il 75 per cento delle imprese e non certo all’impiego del ticket fiscale. A negozi, ristoranti e bar, invece lo scontrino e il registratore di cassa sono costati negli ultimi 15 anni 17 mila miliardi. Senza contare il fronte ecologico: ogni negozio consuma 200 rotolini di carta all’anno, in tutto 1.700.000 chilometri 4,4 volte la distanza fra la Terra e la Luna”

Un “profondo dissenso” arriva però anche da parte dell’Adicconsum, preoccupata che con l’ abolizione dello scontrino il consumatore non possa cambiare prodotto o esserne garantito dei difetti (ma anche qui Venturi precisa: “noi chiediamo l’abolizione fiscale dello scontrino quella che ormai è inutile e portatrice di multe senza senso, non l’abolizione tout court del foglietto che, ai fini della gestione aziendale, continuerà ad avere la sua validità”). E se l’ex ministro delle Finanze Visco non entra nella polemica – “la questione non mi riguarda” ha detto – i commercialisti manifestano grandi perplessità. “L’abolizione della funzione fiscale dello scontrino rientra nella grande stagione di promesse inaugurata da Del Turco – ha detto il loro presidente Francesco Serao – Stavolta si tratta pure di una promessa datata perchè la misura entrerebbe in vigore con un nuovo governo”.