La Porta Dell’expo ’98

La Porta Dell’expo ’98

Molto. Mi pare un lavoro impressionante, potente e ben fatto.

Aveva già lavorato a un progetto di queste dimensioni?

Questa è la quinta stazione che ho progettato. Anche se non evidenzia grandi volumi, è quella che si estende sull’area più ampia perché – essendo una stazione intermodale – comprende metropolitana, linee urbane, parcheggi e svincoli per i pullman, differenti tipologie di treni da quelli locali a quelli internazionali, filiere per i taxi e aree d’imbarco per l’aeroporto. Prima d’ora avevo progettato stazioni per treni veloci e stazioni che servivano aeroporti, stazioni di metropolitana e per i tram, ma non avevo mai progettato prima una stazione completamente intermodale come questa.

Questa è più di una semplice stazione. E’ l’intervento più lungimirante e decisivo sull’intera area metropolitana di Lisbona.

Certamente. E questo deriva dal fatto che l’intervento non è stato fatto solo sull’edificio. Ho cercato di riqualificare tutto lo spazio intorno alla stazione, che a poco a poco si modificherà sviluppandosi su questo importante nodo urbanistico.

Di qui si può vedere – attraverso gli alberi – il Tago e si accede alle grandi strutture dell’Expo. L’abbiamo situata allo stesso livello del terreno circostante, con due larghe strade che la fiancheggiano e con due piazze su cui confluiscono altre strade, raggiungendo il massimo di accessibilità.

E’ soddisfatto dei lavori sin qui realizzati?

Moltissimo. Anche perché questo progetto richiedeva dai quattro ai cinque anni per essere completato, mentre le imprese che vi si sono impegnate lo hanno realizzato in solo due anni. Dal punto di vista tecnico il loro compito non è stato certamente facile. Soprattutto le fondamenta richiedevano interventi complessi. Anche tutti i lavori sul viadotto hanno imposto soluzioni tecniche di altissima qualità.

Cosa significa questo progetto nella sua carriera?

La Stazione d’Oriente è sicuramente uno dei progetti più importanti tra quelli che ho realizzato. Anche perché non avevo mai progettato una struttura che avesse un ruolo così decisivo per una città. L’esperienza di lavorare in Portogallo è stata molto positiva, perché è un paese fortemente impegnato nel proprio processo di sviluppo. Ciò che mi ha maggiormente aiutato a superare tutte le difficoltà è stata la consapevolezza di condividere questa responsabilità con tante persone impegnate come me nell’impresa.

Cosa pensa di ciò che sta avvenendo nell’area dell’Expo?

Secondo me, è poco meno che miracoloso. Quando penso che in questo posto c’era una raffineria di petrolio e vedo ora tutti i padiglioni, i viali lungo il fiume, le importanti strutture e tutti gli altri interventi di urbanizzazione, non posso fare a meno di parlare di miracolo. Un miracolo prodotto dalla volontà dell’uomo che, per me, è fondamentale. Un miracolo tecnologico realizzato in tempi brevi – meno di due anni di lavori – mentre le sole pratiche amministrative e burocratiche avevano richiesto più tempo.