Gassman: ecco il mio Stabile Veneto

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09:16 – lunedì 14 novembre 2011

Alessandro Gassman

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Gassman: ecco il mio Stabile Veneto

“Mi costa tre anni di vita, questa conferenza!”: tira un sospiro e scherza, Alessandro Gassman, notoriamente ritroso alle uscite “pubbliche”, riservato davanti ai cronisti quanto disinvolto in scena. È il suo giorno: si presenta come nuovo direttore dello Stabile del Veneto. Nomina fortemente voluta da tutti i Soci del teatro pubblico, ma decisamente indigesta per il predecessore, Luca De Fusco, costretto a lasciare dopo dieci anni (senza nominarlo mai, il neodirettore lancia una frecciatina a De Fusco: “ha parlato molto di me, ma io non parlo di lui, sono più educato…”).

E la conferenza è andata bene: grande interesse dei presenti per il disegno generale prospettato da Gassman e dalla presidente Laura Barbiani. Investimento sul contemporaneo, lavoro sul territorio, centralità dell’attore, e grande attenzione ai giovani: come interpreti da inserire nelle nuove produzioni, come spettatori da coinvolgere, e come interlocutori costanti.

Lo Stabile che Gassman ha in mente sembra una rivoluzione: in realtà, come afferma l’attore e regista “mi sento molto responsabilizzato ma non preoccupato: in Italia il teatro va talmente male che forse basta fare onestamente il proprio mestiere per essere considerati bravi! Io ho qualità medie, per cui sarò un direttore straordinario…”

Per fare bene il suo lavoro di direttore artistico, dunque, Gassman annuncia un primo elemento portante: basta agli “scambi”. Lo Stabile del Veneto ha vissuto molto sulla pratica incancrenita degli scambi con altre strutture simili: ora basta, dice Alessandro, e annuncia la volontà di stare sul mercato con le produzioni e di ospitare solo spettacoli di qualità nelle stagioni di Padova, Venezia e Vicenza.

Veniamo dunque ai progetti scenici: sei quelli presentati. A partire da Roman e il suo cucciolo, di Reinaldo Povod, storia di immigrazione e paternità, di gran successo a Broadway (dove fu interpretato da De Niro) e adattata all’Italia da Edoardo Erba. Nutrito il cast, in cui spicca il giovanissimo Giovanni Anzaldo, selezionato tra oltre 300 provinati. Poi è la volta di Immanuel Kant, opera mai allestita in Italia di Thomas Bernhard, autore di cui Gassman aveva già diretto e interpretato La forza dell’abitudine nel 2002. Debutto al Festival di Napoli, con due attori del calibro di Carlo Cecchi e Marina Confalone, affiancati da altri dieci interpreti (di cui quattro giovani debuttanti) per un lavoro che si preannuncia di grande e feroce comicità, tra teatro delle ombre, tecnologie e arte attorale. E ancora: la bellissima Erodiade di Testori, regia di Pierpaolo Sepe, in scena a settembre all’Olimpico di Vicenza per il 63simo ciclo di spettacoli classici del teatro palladiano.

Sempre attento al dialogo tra cinema e teatro (al punto da lanciare una collaborazione con la Mostra del Cinema), Gassman annuncia anche la produzione di Tutto su mia madre, dal film di Almodovar, con Elisabetta Pozzi (regia ancora da definire). Infine, proseguendo un percorso sulla drammaturgia veneta post-goldoniana, che quest’anno porta in scena Tramonto di Renato Simoni, con la regia di Damiano Michieletto, ecco annunciato Sior Tita Paron, opera poco frequentata di Gino Rocca scritta nel 1928, e il più recente Wordstar(s) frutto della tagliente e geniale penna di Vitaliano Trevisan.

Tra le priorità del nuovo corso, riallacciare rapporti con le università locali, aprire al teatro internazionale (già con il carnevale 2010, che vedrà Teatro Nero di Praga e Familie Flöz).

Novità assoluta invece, l’apertura di spazi “off” all’interno di due teatri “storici” come il Verdi di Padova e il Goldoni di Venezia: spazi ricavati con piccoli interventi sul palcoscenico o in platea, per ricavare “seconde sale” da 180 posti, dove ospitare un teatro “InOff”, ossia “quel teatro off che spesso è più in di quello normalmente considerato in…”

Nonostante i tagli, dunque, lo Stabile si dà una scrollata e cerca di rialzarsi: la volontà in questo senso c’è, l’entusiasmo non manca. E il Veneto si merita davvero un teatro capace di essere vivo e centrale, di respiro internazionale, per una regione che sta esprimendo una rinnovata creatività.

di andrea porcheddu