Dove vanno i soldi della Borsa

Dove vanno i soldi della Borsa

martedì 18 luglio 2006, ore 19.37

Dove vanno i soldi della Borsa

Due terzi per l’azienda, un terzo per sè. E’ così che gli imprenditori reggiani che hanno portato le loro imprese in Borsa hanno suddiviso il denaro raccolto attraverso il collocamento dei titoli. Analizzando le offerte pubbliche di vendita e sottoscrizione realizzate dal 1996 ad oggi, emerge che le dieci società reggiane sbarcate a Piazza Affari hanno raccolto sul mercato complessivamente 521 milioni di euro. Di questi, 348 milioni – il 66,8 per cento del totale – sono stati destinati ad aumenti di capitale, cioè sono finiti nelle casse delle aziende per finanziarne lo sviluppo.

E’ un dato molto buono, perchè in genere si ritiene che la quota di aumento di capitale debba essere pari ad almeno il 50 per cento del valore globale dell’offerta. Le differenze, tuttavia, sono vistose. Il caso più virtuoso è quello di Granitifiandre. La ceramica di Castellarano, controllata da Romano Minozzi, si quotò in Borsa nel giugno 2001. I 113,5 milioni di euro raccolti furono interamente destinati ad aumentare il capitale. Esempio opposto è quello della recente quotazione di Antichi Pellettieri, azienda del gruppo Burani: solo 23,3 dei 114,1 milioni di euro incamerati sono finiti nelle casse aziendali. Anche se bisogna dire che in passato, con Mariella Burani (56 milioni su 76,5 per l’aumento di capitale), Greenvision (8 su 10,9) e Bioera (14,4 su 16,2), la famiglia di imprenditori di Cavriago si era comportata in modo completamente diverso.

Altre società che hanno usato la maggior parte dei soldi rastrellati in Borsa per gli aumenti di capitale sono Interpump (59,7 milioni su 77,4), Emak (22,2 su 24,8) e Kerself (9 su 10,8), mentre nel 1996 Oscar Zannoni utilizzò in questo modo solo 11,8 dei 43,3 milioni di euro raccolti quotando Ceramiche Ricchetti. Torniamo, per chiudere, a uno sguardo d’insieme: 521 milioni di euro incassati, 348 usati per finanziare la crescita delle aziende. Dove sono finiti gli altri 173? Una parte è stata utilizzata per ripianare i debiti delle finanziarie di controllo, il resto è finito direttamente nelle tasche degli azionisti.

Gabriele Franzini